Don Giuseppe Perissinotto

Don Giuseppe PerissinottoDon Giuseppe Perissinotto

Commento lasciato da Mario Griffey (Maturità 1961)

Caro don Peri, non passa giorno che io (maturità 1961, oggi anni 76) non lo ricordi con un pensiero filiale, affettuoso, riconoscente e denso di ammirazione. Era schivo e non accettava i miei timidi tentativi di avvicinarlo al di là del rapporto docente/discente. Si interessava di evoluzione ed evoluzionismo, ed aveva nella sua stanza, alla quale ebbi una volta accesso per fatti che sarebbe troppo lungo riferire, un vero microscopio, non di quelli “giocattolo”, con cui si diceva che lui, di formazione umanistica, studiasse la riproduzione degli esseri unicellulari e le variazioni evolutive di essi. Ci instradò alla lettura di Teilard de Chardin, forse un vicolo cieco della cultura scientifica, ma che risvegliò in me l’interesse per la ricerca e la riflessione laica, cioè libera e non certo antireligiosa, sulle origini della vita. Poi ho fatto giurisprudenza, e forse ho sbagliato. Ma il suo metodo, la sua pacata razionalità, l’ironia, lo humour (ho scoperto che da giovane soggiornò a lungo nel Regno Unito o Irlanda), l’equilibrio, quel suo stesso rifiutare coinvolgimenti emotivi impropri (che solo poi capii essere tali) sono stati e sono ancora, ora che sono già avanzato nell’ultimo tratto di strada, prima del “nulla eterno” (ah, come ci fece bene intendere il valore di Foscolo, Parini, Machiavelli, tutti letterati “ragionatori”), sono ancora una luce che ha iluminato tutta la nia vita e che me lo fanno sentire – non esagero – come il mio vero padre intellettuale. Per me è stato l’unico, vero grande maestro. Non so se qualcuno leggerà queste note e vorrà rispondere, ma con esse voglio ancora esprimere il mio grazie a don Peri, anche per avermi ben fatto intendere, rafforzando così il mio senso della realtà, ben si sa quanto utile nella vita, che ero un ragazzo normale, con buon profitto scolastico, ma nulla di più: non un genio, non un’intelligenza speciale, ma un semplice uomo medio, che può trovare il suo posto nel mondo a patto di lavorare seriamente ed onestamente, senza farsi sciocche illusioni. Grazie, grazie, grazie. Io non credo che ci sia un posto dove lui possa ascoltare queste mie espressioni riconoscenti, ma in quella sola immortalità che è data all’uomo, e che si estrinseca nel ricordo dei posteri, spero che qualcuno raccolga l’eco di questo mio grido. di amore filiale.

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